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L' Eritrea italiana fu la prima colonia del Regno d'Italia in Africa.
modifica StoriaLa vicenda storica della colonia italiana dell'Eritrea ebbe inizio intorno ad Assab nel 1880 e si concluse ufficialmente col Trattato di Pace del 1947, quando l'Italia dovette rinunciare a tutte le sue colonie.
Il Tallero d'Eritrea coll'effigie del Re Umberto I, moneta usata in Eritrea dal 1890 al 1921
modifica Occupazione di Assab e creazione della coloniaL'inizio dell'occupazione italiana si ebbe nel novembre 1879 con il padre lazzarista Giuseppe Sapeto che, per conto della società di navigazione Rubattino di Genova, avviò le trattative per l'acquisto della Baia di Assab. È il primo atto della presenza italiana nel continente africano. Nel 1880 fu siglato l'accordo per l'acquisizione da parte dell'armatore Raffaele Rubattino della baia, allo scopo di farne un porto di servizio alle sue navi. Il governo egiziano contestò tale acquisizione e rivendicò il possesso della baia: da ciò seguì una lunga controversia che si concluse solo nel 1882. Il 10 marzo 1882 il governo italiano acquistò il possedimento di Assab, che il 5 luglio dello stesso anno diventò ufficialmente italiano. Negli anni dal 1885 al 1890 fu acquisita l'importante città portuale di Massaua (che divenne capitale provvisoria del possedimento d'oltremare) e il controllo italiano si estese nell'entroterra. Nel 1890 l'Eritrea fu ufficialmente dichiarata colonia italiana, con capitale Massaua. Nel 1893 il Negus etiopico Menelik denunciò il trattato di Uccialli. L'Italia continuò la sua espansione verso l'entroterra (Axum, Macallè, Adua) e nel settembre 1895 si svolse la battaglia di Amba Alagi tra le truppe italiane e quelle etiopi, comandate dai Ras Macconen, Alula e Mangascia. Il 22 gennaio 1896 gli italiani furono sconfitti ad Adua. Col trattato di pace di Addis Abeba, che annullava il trattato di Uccialli, l'Italia riconobbe l'indipendenza dell'impero d'Abissinia e quest'ultimo riconobbe la colonia italiana d'Eritrea.
Massaua nel XIX secolo
La massima espansione dei confini dell'Eritrea fu raggiunta agli inizi del 1896, quando il Governatore della colonia, Oreste Baratieri tramutò in realtà il progetto di occupazione dell'entroterra etiopico. Nel 1894 aveva fatto occupare la città sudanese di Cassala, allora possedimento derviscio, mentre nel 1895 durante la campagna d'Africa Orientale, occupò ampie zone del Tigray, comprendenti la città di Axum. A seguito della sconfitta nella battaglia di Adua, i confini della colonia ritornarono ad essere quelli stabiliti dal Trattato e tali rimasero fino alla Guerra d'Etiopia. Primo governatore non militare fu Ferdinando Martini a quel tempo convinto sostenitore della necessità per lo stato italiano di possedere colonie. A costui toccò il compito di ristabilire contatti pacifici con l'Etiopia, di migliorare i rapporti fra italiani e popolazioni indigene e di creare un corpo di funzionari che portasse avanti l'amministrazione della colonia. Fu grazie alla sua politica che la colonia ebbe degli Ordinamenti Organici e dei codici coloniali nel 1905. modifica L'Eritrea durante il Fascismo
Durante il fascismo, la colonia fu oggetto di un ambizioso progetto di modernizzazione, voluto inizialmente dal Governatore Jacopo Gasparini nel 1924, che cercò di tramutarla in un importante centro per la commercializzazione dei prodotti e materie prime. Specialmente negli anni '30, l'Eritrea fu la colonia maggiormente ammodernata: furono costruiti migliaia di km di strade, ponti, la ferrovia Massaua - Asmara (iniziata già alla fine dell'Ottocento), il porto di Massaua potenziato, e le città furono sistemate anche con la creazione di numerosi quartieri italiani (ancora visibili). Bisogna sottolineare che l'Eritrea, rispetto alla Libia ed alla Somalia Italiana, fu la colonia con la più forte presenza di italiani fino alla creazione dell'Impero italiano nel 1936. Nella colonia eritrea vi fu un notevole sviluppo del cattolicesimo, grazie ai numerosi missionari italiani che vi si trapiantarono. Nel 1940 circa il 33% degli abitanti dell'Eritrea, inclusi gli Italiani, era cattolico (ed il 60% cristiano). Tra il 1890 ed il 1941 numerose chiese cattoliche furono costruite in Eritrea, essendo la piú rinomata la Cattedrale di Asmara consacrata nel 1922. L'amministrazione italiana sviluppò i servizi ospedalieri e sanitari in Eritrea (che prima erano praticamente inesistenti) e favorì lo sviluppo dell'agricoltura specie nell'altopiano eritreo. Molti eritrei furono impiegati nelle fabbriche sviluppate dagli italiani negli anni trenta e tutte le città e villaggi eritrei ebbero un notevole sviluppo urbanistico. Asmara divenne un laboratorio d'urbanistica d'avanguardia, ancora oggi ammirato. In una regione africana caratterizzata da differenze etniche, linguistiche e religiose, una successione di capaci governatori italiani mantenne una notevole stabilità ed ordine pubblico. Il maggior contributo italiano fu nelle infrastrutture eritree, che poterono vantare la "Seggiovia Asmara-Massaua" e la "Ferrovia eritrea" [1] oltre a numerose strade asfaltate. Il porto di Massaua divenne il principale e più attrezzato del Mar Rosso, essendo sede del "Comando Navale Africa Orientale Italiana" della Regia Marina. [2] Benito Mussolini cambiò il rapporto tra gli Italiani e la popolazione locale dopo la creazione dell'Impero nel 1936, tentando di assimilare alla sua ideologia specialmente gli Ascari per motivi militari [3]. Infatti le migliori truppe coloniali italiane furono gli Ascari eritrei, secondo le dichiarazioni dello stesso Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani e del leggendario Amedeo Guillet [4]. Partendo il 3 ottobre 1935 dalle basi dell'Eritrea, l'Abissinia venne conquistata dalle truppe italiane, e il 9 maggio 1936 tutte le colonie italiane del corno d'Africa furono unificate da Mussolini nella cosiddetta Africa Orientale Italiana (AOI). L' Eritrea italiana entrò a far parte dell'AOI sotto un Governatore con sede ad Asmara ed un territorio ampliato con territori settentrionali abissini, anche come compenso per l'aiuto nella conquista dell'Etiopia dato al Regno d'Italia da oltre 60.000 Ascari eritrei.[1] Bisogna anche ricordare che dopo il 1938 furono attuate politiche di "superiorità razziale" nei posti pubblici eritrei a detrimento delle popolazioni di colore. L'Eritrea fu scelta dal governo italiano come sede delle industrie nell'Africa Orientale Italiana, particolarmente nel settore metalmeccanico. Vi era anche un piccolo cantiere navale a Massaua. Alcune fabbriche di munizioni e di armamenti ebbero sede ad Asmara e servirono per la conquista dell'Etiopia nel 1935. La lingua ufficiale era la lingua italiana, mentre la moneta usata fu il Tallero d'Eritrea fino al 1921 e successivamente la Lira dell'Africa Orientale Italiana. modifica Sviluppo di AsmaraAsmara divenne capitale dell'Eritrea italiana nel 1900, principalmente per il suo clima favorevole all'insediamento di Europei essendo situata ad oltre 2.200 metri sul livello del mare. Asmara era popolata nella prima metà del Novecento da una numerosa comunità italiana: la città aveva un aspetto tipicamente italiano negli anni trenta e quaranta. Attualmente Asmara viene conosciuta mondialmente per la sua architettura in stile "Art Deco" e "Fascista anni quaranta": le Nazioni Unite la considerano "World Heritage center". Asmara vanta edifici come l'"Art Deco" Cinema Impero, la "Cubista" Pensione Africa, l'eclettica chiesa ortodossa Tewahdo, il teatro dell'Opera, la costruzione "futurista" Fiat Tagliero, la "neoromanica" Cattedrale di Asmara ed il "neoclassico" Palazzo del Governatore. La città é piena di ville e mansioni in stile "coloniale italiano". Quasi tutta la città di Asmara fu creata tra il 1936 ed il 1941, per cui si può dire che gli Italiani la innalzarono in soli cinque anni d'impero.[2] Asmara aveva una popolazione di 98.000 abitanti, dei quali 53.000 erano Italiani, secondo il censimento del 1939. Questo fatto rese Asmara la principale "città italiana" nell'Africa Orientale Italiana. In tutta l'Eritrea vi erano 75.000 Italiani in quell'ultimo anno di pace prima della distruzione arrecata dalla seconda guerra mondiale[5]. L'inizio del conflitto mondiale bloccò la fioritura industriale ed economica di Asmara (ed anche Massaua e Keren). L'attacco inglese della primavera 1941 arrecò gravi danni alle infrastrutture industriali dell'Eritrea italiana.
La massima estensione dell'Eritrea fu raggiunta durante l' Impero italiano (1936-1941), quando territori settentrionali dell'Etiopia furono assegnati all'Eritrea come compenso per l'aiuto fornito dagli "Ascari" eritrei nella conquista italiana dell'Etiopia
Dopo l'occupazione inglese si scatenò una violenta guerriglia italiana fino all'estate 1943, che vide protagonisti personaggi come Amedeo Guillet. La resa dell'Italia nel settembre 1943 vide l'inizio dello smantellamento di molte industrie eritree da parte degli Inglesi. modifica Fine della colonia italianaL'esercito inglese sconfisse gli Italiani nella primavera del 1941 dopo la sanguinosa Battaglia di Cheren ed occupò tutta l' Eritrea italiana, mettendola sotto amministrazione militare fino al 1947. La prima cosa che fecero gli Alleati fu smantellare il sistema industriale eritreo come bottino di guerra. Finanche la ferrovia Asmara-Massaua fu smantellata e spedita parzialmente in Sud Africa. Nel 1947 l'Eritrea fu consegnata ufficialmente all'Etiopia, provocando l'inizio dell'esodo della comunità italiana dall'Eritrea.[6] Ancora nel 1949 La popolazione di Asmara era di 127.579 abitanti di cui 17.183 italiani, ma il loro numero si andò assottigliando negli anni cinquanta. Nel 1975, con l'inizio dei conflitti tra l'Eritrea indipendente e l'Etiopia, il governo italiano istituì un ponte aereo per portare a Roma quasi tutti i membri della comunità italiana di Asmara. Attualmente sopravvivono solamente alcune decine di vecchi italiani nell'Eritrea. modifica Note
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